Facoltà di Architettura

Vedute di Roma dai prati di Castello: Benozzo Gozzoli (1463) e Attavante degli Attavanti (1483)

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dc.contributor.author Camiz, Alessandro
dc.date.accessioned 2013-10-20T13:48:20Z
dc.date.available 2013-10-20T13:48:20Z
dc.date.issued 2010
dc.identifier.citation A. Camiz, Vedute di Roma dai prati di Castello: Benozzo Gozzoli (1463) e Attavante degli Attavanti (1483), in I punti di vista e le vedute di città. Secoli XIII-XVI, a cura di U. Soragni e T. Colletta, Roma 2010, pp. 39-57. en_US
dc.identifier.isbn 978886514063
dc.identifier.issn 2035-8733
dc.identifier.uri http://research.arc.uniroma1.it:80/xmlui/handle/123456789/730
dc.description.abstract La disamina comparata di due vedute di Roma, segnatamente quella contenuta nella Crocifissione del messale del vescovo di Dol, miniata nel 1483 dall’Attavanti, e quella della Partenza di Sant’Agostino per Milano, affrescata da Benozzo Gozzoli nella chiesa di S. Agostino a San Gimignano nel 1465, consentirà di individuare alcuni aspetti significativi del rapporto tra città, architettura e rappresentazione del paesaggio. Le due vedute in oggetto descrivono la stessa porzione di città vista da due punti di vista vicini ma distinti e, pur realizzate a soli venti anni di distanza, testimoniano una notevole differenza stilistica. L’individuazione esatta sul territorio dei punti di vista avverrà mediante la ricostruzione dello schema prospettico del dipinto, il riconoscimento di alcune collimazioni tra edifici e la trasposizione dei corrispondenti allineamenti topografici su di una pianta della zona di Borgo ricavata dal Catasto Gregoriano rettificato. Attraverso questa ricostruzione sarà possibile avviare una riflessione sui luoghi privilegiati di osservazione della città di Roma nel secolo XV1, in rapporto ai percorsi di accesso, con particolare attenzione al rapporto simbolico fondamentale che esisteva tra la città costruita e la sua immagine dipinta. Questa comparazione sarà l’occasione per tentare di attribuire la realizzazione dei paesaggi, spesso realizzati da pittori specializzati, tramite il confronto con altre vedute coeve e mediante l’analisi delle tecniche di rappresentazione. A partire dal secolo XV lo sfondo dorato immateriale dei dipinti medievali lascia gradualmente il posto alle rappresentazioni realistiche del paesaggio. In particolare si sviluppano le tecniche cromatiche della prospettiva aerea che a partire dal Trattato di Leonardo si diffondono tra i vari pittori. Così possiamo facilmente tracciare l’evoluzione di una tecnica pittorica specifica e confrontare i modi di rappresentazione, valutando significativamente l’esattezza della costruzione prospettica, la posizione dell’orizzonte, l’altezza del punto di vista e la posizione delle fughe. In particolare il montaggio in una sola veduta di frammenti di paesaggio presi da punti di vista diversi sembra corrispondere a particolari esigenze di rappresentazione ed è l’indizio di una tecnica pittorica particolarmente raffinata. The comparative analysis of two roman city views, namely Attavante's miniated Crucifixion in the Messal of the bishop of Dol (1483) and the Departure of S. Augustine to Milan in S. Augustine at S. Gimignano, painted by Benozzo Gozzoli (1463), outlined some meaningful connections between urban design and city representation in the XVth century. The topographical alignments of the main buildings were overlayed on a plan of Rome in XVth cent1. This instrument was useful to localize the preferred observation points, focusing on the relation between city image and urban design. This analysis could assign the landscapes depicted, comparing the compositive techniques employed in coeval images. The ichonographical series of plans and views of Rome in XVth cent. widened the critical knowledge of the image of Rome, of it's models and derivations.The comparison with the Descriptio Urbis Romae of Leon Battista Alberti, and it's topographical landmarks, was the premise to hypothize the use of Alberti's same polar coordinates to draw the perspective in the roman city views. The coincidence of the monuments mentioned in the Descriptio and those depicted by Gozzoli, suggests that he could have used the Descriptio to place the different architectures in the painting. An anlaytical method to position different topographical landmarks could have been very useful in a place so distant from Rome as S. Gimignano. en_US
dc.description.sponsorship Accademia Nazionale dei Lincei en_US
dc.language.iso it en_US
dc.publisher Edizioni Kappa, Roma en_US
dc.subject Roma, vedute di città, prati di castello, benozzo gozzoli, attavante degli attavanti en_US
dc.title Vedute di Roma dai prati di Castello: Benozzo Gozzoli (1463) e Attavante degli Attavanti (1483) en_US
dc.type Book chapter en_US


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