Facoltà di Architettura

San Paolo fuori le mura dalle origini alla basilica delle "origini"

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dc.contributor.author Docci, Marina
dc.date.accessioned 2012-05-04T07:41:47Z
dc.date.available 2012-05-04T07:41:47Z
dc.date.issued 2006
dc.identifier.isbn 978-88-492-1105-4
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/123456789/452
dc.description L’odierna basilica di S. Paolo, riedificata a partire dal 1825 sulle fondamenta del precedente edificio paleocristiano, ha attratto e continua ad attrarre studiosi e fedeli che con eguale passione cercano, fra le pieghe dei muri attuali, le trascorse millenarie vicende. Numerose ricerche, condotte già a partire dalla seconda metà del XIX secolo, hanno tentato di ricostruirne le diverse trasformazioni, dalla fondazione fino al dibattito sviluppatosi in seguito all’incendio del 1823 ed alla successiva ricostruzione; nonostante ciò, le possibilità di studio appaiono ancora oggi smisurate, soprattutto alla luce delle nuove e sorprendenti scoperte che dal 1999 stanno riportando alla luce importanti resti della fabbrica antica, finora celati al di sotto di murature e pavimentazioni ottocentesche. Le ipotesi ricostruttive che fino a pochi anni or sono potevano basarsi esclusivamente su scarse fonti documentarie e sul confronto fra lo stato attuale ed i rilievi della basilica precedente, trovano quindi un particolare incentivo proprio da queste ultime scoperte che, in alcuni casi, confermano ipotesi già avanzate, mentre in altri aprono nuovi affascinanti scenari. Il presente studio costituisce il risultato finale di oltre dieci anni di ricerche e approfondimenti che hanno portato non solo ad aggiornare e puntualizzare alcune ipotesi allora proposte ma soprattutto ad affrontare i tanti inattesi interrogativi che, con il procedere del lavoro, sono via via emersi. La scelta di ripercorrere l’intero ‘cammino’ della basilica, da Costantino Magno a Pio IX e poi ancora fino ai più recenti interventi attuati in occasione del Giubileo del 2000, pur potendo apparire inconsueta e forse anche azzardata, deriva dalla constatazione che, dopo il fondamentale contributo di Krautheimer (1977) ed il volume monografico a cura di Pietrangeli (1988), gli studi successivi, pur numerosi e di notevole interesse e spessore scientifico, sono stati, da allora, settoriali, toccando di volta in volta aspetti specifici o periodi storici circoscritti. È sembrato quindi opportuno ripartire da quei primi saggi, di carattere più generale, per imbastire un nuovo racconto che raccogliesse le fila degli studi pubblicati in questi ultimi anni, tentando, se possibile, di giungere ad una nuova sintesi. Nonostante ciò, all’interno di una narrazione che cerca di coprire l’intera vicenda ‘costruttiva’, vengono poi affrontati con maggiore approfondimento alcuni momenti ed alcune tematiche che nella storia secolare della basilica appaiono ancora oggi i più trascurati e, al tempo stesso, i più oscuri. In questo senso particolare attenzione è rivolta al periodo compreso fra la prima metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, epoca durante la quale la basilica subisce sostanziali trasformazioni, scarsamente o per nulla documentate. La ricostruzione delle mutazioni architettoniche si ferma all’indomani del fatale incendio, cercando di fissare i termini iniziali di quel lungo periodo di progetti e dibattiti sul ‘tipo’ di basilica da ricostruire che porterà, infine, alle forme attuali; dalle origini quindi, fino ad una ideale quanto illusoria basilica delle ‘origini’. Il racconto delle vicende costruttive e trasformative si appoggia ed è sostenuto da grafici in scala di volta in volta elaborati cercando di far interagire le testimonianze letterarie con quelle grafiche. Da un punto di vista metodologico le ricostruzioni sono state rese possibili grazie all’interazione fra il rilievo dello stato attuale – appositamente realizzato dall’autrice integrando metodi diretti con metodi strumentali – con quello eseguito pochi anni prima dell’incendio dall’architetto Andrea Alippi. Il saggio è incentrato sulle vicende architettoniche che dall’epoca di Costantino portano fino a noi, tuttavia l’architettura vive anche del connubio, inscindibile, con le altre arti, pittura e scultura in primis, pertanto numerosi cenni sono dedicati all’elaborazione ed alle successive trasformazioni dei cicli pittorici e decorativi, nonché degli apparati liturgici che hanno contribuito a rendere questa basilica fra le più ammirate ed amate della cristianità. Non solo quindi architettura ma l’intero monumento nella sua stimolante complessità, dove anche pittura e scultura contribuiscono a ricomporre un mosaico che, nonostante tutto, stenta ancora oggi a concludersi. en_US
dc.description.abstract Under the reign of Constantine, or perhaps shortly after, a portion of the necropolis Ostiense was leveled to provide a foundation for a small basilica. In 384 or 386, Emperors Valentinian, Theodosius and Arcadius ordered the construction of a larger basilica to enshrine, protect and exalt the relics of St. Paul the Apostle. The basilica was indeed the last Christian basilica built by the Empire in Rome. This “Old San Paolo basilica” was one of Christianity’s most venerable churches and – along with Old St. Peter’s – the principal pilgrimage destination in Rome. Old San Paolo survived–with significant renovations–until a devastating fire on the night of July 15, 1823. Subsequently vast portions of the building were demolished and replaced by the current academic reconstruction that preserved the plan, dimensions and volume of the Old Basilica. The study follows the whole history of basilica, since the third century A.D. until the papacy of Pio IX (1846-1848), remarking the new findings about constantinian and theodosian period, recently rediscovered during the 1999-2006 campaign. en_US
dc.language.iso it en_US
dc.publisher Gangemi editore en_US
dc.subject San Paolo fuori le mura en_US
dc.subject basiliche paleocristiane en_US
dc.subject Roma en_US
dc.title San Paolo fuori le mura dalle origini alla basilica delle "origini" en_US
dc.type Book en_US


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