Facoltà di Architettura

Gli scenari del Riuso

DSpace/Manakin Repository

Show simple item record

dc.contributor.author Palumbo, Sara
dc.date.accessioned 2012-04-16T10:50:11Z
dc.date.available 2012-04-16T10:50:11Z
dc.date.issued 2012-04-16
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/123456789/438
dc.description.abstract Questa tesi, a prima vista inusuale per il contesto in cui viene proposta, vuole rappresentare, invece, uno strumento strategico nelle mani del caso aziendale Artwo (e di chi avrà voglia di abbracciare questo ambito di progettazione). Da una indagine sullo scenario contemporaneo, chiaramente nel settore del design, e a partire da quelle che sono state le origini del fenomeno in esame, lo studio traccerà le linee guida per un corretto progetto di riuso, quindi per un successo in termini di riscontro nel mercato. L’indagine ha permesso di sondare il panorama dei prodotti catalogabili come progetti di riuso, registrandone il successo anche in termini di permanenza sul mercato, fino a trarne delle “regole” come possibili indicatori di gradimento. Il prodotto finale si propone come un veicolo di trasmissione di una modalità di fare design, con attenzione alle problematiche di impatto ambientale e delineando un circuito per un design sostenibile, nel tentativo di creare le basi di una teoria e una pratica progettuale. Le profonde trasformazioni che investono il mercato richiedono al mondo produttivo nuove forme di pensiero e metodologie di azione. Ma è possibile ideare e studiare delle regole che intervengano in un contesto tanto complesso come quello del mercato? Da un’analisi più attenta emerge che, come scrive J. L. Le Moigne, “la complessità è nel codice e non nella natura delle cose... e dunque... se costruita, la complessità più inestricabile diventa progettabile”. Il fenomeno prodotto non è in sé né semplice né complesso; quindi è chi l’osserva che lo percepisce, sulla base della sua esperienza cognitiva ed emozionale in termini di disordine, molteplicità di elementi, difficoltà... “Il problema dell’osservatore progettista”, afferma Edgar Morin, “appare capitale, critico, decisivo (...) deve disporre di un metodo che gli permetta di progettare la molteplicità dei punti di vista e poi di passare da un punto di vista all’altro. Deve disporre di concetti teorici che invece di chiudere e isolare le entità, gli permettano di circolare produttivamente”. Ed ancora: “dobbiamo camminare su quattro zampe: la zampa dell’empirismo, quella della razionalità, dell’immaginazione e del controllo. La complessità richiede una metodologia che sia in grado di cogliere i legami e le articolazioni che si instaurano al suo interno, e, soprattutto, in grado di raccogliere le indicazioni che emergono sul suo cammino, mutando, se necessario, in base ad esse”. Strategia dunque come parola d’ordine per affrontare la complessità del reale. “Non c’è ricetta semplice per la complessità (...) La complessità richiede strategia, perché solo la strategia può consentirci di avanzare entro ciò che è incerto e aleatorio”. La parola strategia non indica un programma predeterminato che è sufficiente applicare nel tempo. Consente, muovendo da una decisione iniziale, di ipotizzare un certo numero di scenari per l’azione, che potranno essere modificati secondo le informazioni che arriveranno nel corso dell’azione e secondo le incognite che sopraggiungeranno e perturberanno l’azione. Strategia, dunque, come modello competitivo... en_US
dc.language.iso it en_US
dc.relation.ispartofseries 2007;
dc.subject Ready Made, Sostenibilità ambientale, Riuso en_US
dc.title Gli scenari del Riuso en_US
dc.type Thesis en_US


Files in this item

This item appears in the following Collection(s)

Show simple item record

Search DSpace


Advanced Search

Browse

My Account