Facoltà di Architettura

LA CASA URBANA MULTIPLA: UN TIPO “FORMATIVO”. Variazioni sul tema dell’urban villa: dalla unifamiliare urbana all'aggregazione residenziale 'a grappolo'

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dc.contributor.author Dell'Aira, Paola Veronica
dc.date.accessioned 2012-02-07T15:12:02Z
dc.date.available 2012-02-07T15:12:02Z
dc.date.issued 2012-02-07
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/123456789/237
dc.description Il LIBRO - 320 pp- sarà pubblicato nella COLLANA "TRACCE" dell'Editrice Officina. Uscita prevista dicembre 2012 en_US
dc.description.abstract La funzione residenziale è oggi, sempre più, ‘re-inscrizione urbana’. Affrancata e libera rispetto alle ortodossie della sua storia, ma anche forte e carica della sua vita secolare e della sua incommensurabile profondità tematica, la residenza sta muovendo libera, nel campo delle relazioni contestuali e dell’integrazione funzionale, i più impensati e sperimentali percorsi. Il fenomeno è diffuso e di grande arricchimento per il panorama progettuale, soprattutto per un settore che, tra gli altri, è portatore di un intricato, spesso pesante e ingombrante, corredo normativo. La residenza sta ri-modulando i suoi “statuti” in funzione di una nuova gamma, assolutamente difficile e complessa, di situazioni insediative, per affrontare le più ardite sfide ubicative, per corrispondere alla “domanda di soccorso” che molti nodi di “crisi urbana” le rivolgono, per provare a svilupparsi in condizioni che l’istanza di arresto della crescita urbana sta enormemente moltiplicando a favore di una caleidoscopica casistica di possibili “ritorni sull’esistente”. Re-integrazioni, nuovi intrecci con attività, usi e consumi urbani diversi, formazione di reti e tessuti, circoscritte operazioni di completamento, e finanche fenomeni di micro-mutazione –silenziose ed occulte metamorfosi interne alle unità edilizie, che stanno oggi profondamente modificando interi brani di città piccole e grandi- sono solo alcune delle manifestazioni di una rinnovata disponibilità della nuova architettura residenziale a declinarsi in tutti i possibili assetti morfo-tipologici per dare il meglio della sua natura strategica che, per estensività d’azione e compatibilità generale di impatti, la vede tra le funzioni urbane, la più idonea al salvataggio di molti casi di degrado urbano e al riequilibrio urbanistico. La molteplicità dei contesti offerti alla residenza dalla città contemporanea è tuttavia solo una cornice di un movimento che nasce soprattutto da interne, impellenti, istanze di aggiornamento tipologico e rinnovamento qualitativo, lo sfondo di un atteggiamento sperimentale assolutamente volitivo. Emerge infatti, anche se in modo ancora puntuale, un movimento di sbalzo in avanti che la tipologia residenziale compie in tutta sua scommessa e rischio. E’ una 'border line' che la residenza prova a varcare, rispetto ai suoi ‘territori’ consueti, spesso in regime di grande esposizione rispetto a quanto già provato e collaudato, per traguardare e fare “centro” sulle emergenti istanze di compatibilità ambientale, di verifica all’uso, di incontro con i fattori economici e di mercato. Le opportunità di riconversione abitativa, le possibilità di sottoscrizione di ‘nuovi contratti’ territoriali e di relazione funzionale, le occasioni contestualità un tempo improbabili, che l’urbanistica contemporanea sta liberando in tema di questione residenziale, rendono certamente il gioco più aperto consegnando alla “architettura della casa” la possibilità di “spiccare il volo”, di produrre inattesi e benefici cambiamenti. Ma non è solo la “posizione inconsueta” che muove la ricerca. Non è solo la sfida del contatto con luoghi sconvenienti e “impropri”, avventurosi, scomodi o al limite dell’abitabilità (‘spigolosità’ morfologiche, accidentalità posizionali, insalubrità geologiche dovute a usi trascorsi …); non è solo il gioco e il capriccio del re-newal di spazi, manufatti, ambiti urbani intriganti e impensati, il divertimento dell’infiltrazione in aree ‘estreme’, l‘ardimento della “collusione”. Non è solo, in altri termini, una questione di trans-topia, di fuoriuscita dai contesti “propri” C’è, a guardar bene, molto di più. C’è sicuramente il sondaggio di mixitées difficoltose, la messa alla prova di attriti tipologici. C’è la sfida della trasversalità e dell’interferenze con le destinazioni d’uso dominanti. C’è il gusto per l’effervescenza delle composizioni e dei palinsesti Ma c’è soprattutto, d’importante e massimamente interessante, l’opzione e la voglia di condurre la riflessione sullo spazio domestico verso una sostenibilità di ampio spettro: … una sostenibilità sensibile verso il recupero tipologico delle soluzioni insediative più remote, della loro bontà topologica, della loro elementarietà costruttiva, della loro sana “tettonica” e corrispondenza a situazioni, luoghi, climi… … una sostenibilità sollecita nel sentire, monitorare, censire i parametri legati all’”human being” alle “human emotions”, di cui è stata condannevolmente “dimentica” tanta ricerca moderna… … una sostenibilità attenta nell’indagare le odierne tendenze sociali … il contemporaneo “sentire individuale” di cui ci parlano le migliori voci della odierna “sociologia ricostruttiva” da Touraine a Bauman, da Giddens a Beck, a Dubet, a Hitzler Le “nuove forme” residenzialità combinano, in altri termini, la spiccata volontà di misurarsi con le maggiori istanze contemporanee, (ambiente, ecologia, emergenza e nuova domanda sociale -comportamenti abitudini, modi di vita- economia, finanza, procedure realizzative) con il più devoto rispetto per l’antichità delle radici, con il massimo riguardo per il “come è sempre stato” e soprattutto con la capacità di far tesoro della migliore esperienza moderna, di ri-pescare sapientemente anche tra quanto caduto in dimenticanza della “storia recente” L’aggiornamento tipologico e tecnologico della residenza contemporanea ci parla dunque non tanto di liberata creatività e “alternativo” disimpegno, quanto piuttosto di maggior relazionalità e aderenza. Ci parla di iper-narratività. Di iper-descrittivismo. Di fit-in, di site-specific; ci parla della bontà delle forme archetipiche e di uno “sguardo attivo” sulla tradizione abitativa che ha tutt’altro che il sapore di un movimento di rammarico e di “retour arrière”, ma (per rimanere nell’efficacia delle espressioni del francese) quello di un “reculer pour mieux sauter” , dello sposalizio tra: recupero degli abbandonati parametri di una sana, trascorsa “etica del costruire”, e avanzamento, innovazione, cambiamento. Sullo sfondo di questo generale panorama ri-abitativo, il LIBRO porta in rassegna alcune contemporanee success-stories in tema di tipologie insediative, aggregative, conformative che esulano da quelle collaudate. Della residenza contemporanea il VOLUME intende portare alla ribalta le “non linee, le non schiere, non torri, non piastre, i non tappeti. Intende presentare i “grappoli” di case, gli abbracci multipli di unità abitative che sperimentano nuovi tipi di incastri e saldature, nuove composizioni e sistemi, aggregazioni a due, o più unità, in genere a tre o a quattro massimo, che sempre più si vanno diffondendo e sperimentando in territorio urbano…Intende illustrarne: • la 'formatività' (adattabilità, duttilità e plasticità) rispetto alle odierne dinamiche e strategie di recupero e di crescita urbana • la risolutività rispetto all’ampia gamma dei “nuovi contesti” • la corrispondenza ad istanze economiche, relazionali, di stile, condizioni e aspirazioni di vita della società contemporanea (sostenibilità umana, sociale, economica e attuativo/procedurale) • la preziosa “apertura” di questi sistemi alle dinamiche sia di produzione industrializzata che di autocostruzione … (links .. a Maison Loucher a Elemental di Aravegna, ecc) • la parallela capacità di accogliere la più spinta innovazione tecnologica e prestazionale e i più avanzati ragionamenti sul risparmio energetico • l’apertura verso un ragionamento emancipato e sperimentale, e il conseguente allontanamento dalle ortodossie che la trasversalità del tema (rispetto alle forme canoniche), rende possibile Attraverso l’illustrazione degli esempi emergerà il dominante ritorno d’interesse per il modello dell’archetipica “casa urbana”. E’ un dato che sugella il tramonto del collettivismo moderno, che si fa esplicita condanna verso la dimensione “poco umana” di molti degli insediamenti nati dall’ottimismo del filone della grande scala. Vi trapela la sfiducia nell’azione progettuale unitaria, globale e risolutiva, che fosse stata la verticalità di un Grand Ensemble o l’estensività di una Città Giardino. Emergerà il tema di una possibile residenzialità, all’interno dei tessuti consolidati, che offra individualità senza isolamento, che sappia produrre autonomia delle unità abitative, rappresentatività, particolarità e singolarità, senza perdere di forza costruttiva rispetto ai parametri di densità e di profilo urbano delle costruzioni. … il tema della “casa propria in città” …. La risposta allo storico, (oggi più impellente che in passato) umano bisogno di risiedere nel fitto tessuto delle relazioni, senza gli svantaggi della condominialità. Un particolare risalto assumerà, nella illustrazione, il tema specifico della “casa doppia”, come primo stadio aggregativo, se vogliamo il più semplice, verso la casa multipla (la base della storia … il punto di avvio del ragionamento) con la conseguente presentazione di “success stories” sia contemporanee che di epoca moderna. La “casa doppia” conosce infatti una “seconda” profondità storica: quella della storia dell’architettura moderna. Il tipo fece infatti irruzione nella prima metà del secolo scorso, tanto sullo scenario sperimentale e dimostrativo delle Siedlungen (la “casa gemella”) quanto nelle empatiche riflessioni in tema di “unità e differenza” di autori in “contro-tendenza” come Scharoun, Loos e … soprattutto Joseph Frank (doppel hauses fur Dagmar Grill) La “casa doppia” di epoca moderna affianca dunque alla più remota “casa urbana” un altro “fil rouge” genealogico per la contemporanea “casa multipla”, evidenzia un altro punto di ancoraggio disciplinare; presenta un'altra storia meritevole di recupero in ordine ad una maggiore giustezza e qualità della vita odierna. La “casa doppia” offre un patrimonio culturale ancora foriero di possibili re-interpretazione e ri-scritture, impone tra l’altro la “ricostruzione dignitaria” di una ricerca della quale sono andate perdute in gran parte le tracce e l’esigenza di un suo ri-approfondimento e restituzione culturale dopo il discredito e l’ipoteca della sua vasta applicazione da parte della produzione edilizia speculativa e di modesto livello di tutta la seconda metà del secolo scorso en_US
dc.language.iso it en_US
dc.subject innovativita' dei contesti, sperimentalita' tipologica, tradizione e storia, forme insediative archetipiche, etica del costruire , "echi dal moderno”, sostenibilita’ ambientale, tecnologica, umana e sociale, economica, attuativa …. en_US
dc.title LA CASA URBANA MULTIPLA: UN TIPO “FORMATIVO”. Variazioni sul tema dell’urban villa: dalla unifamiliare urbana all'aggregazione residenziale 'a grappolo' en_US
dc.type Book en_US


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